La quadricromia

di Damiano Falchetti
18 luglio 2006, 00:36

Una stampa a colori, fatta in tipolitografia deve giocoforza passare da una pellicola (fino a poco tempo fa, poi spiegherò il perché).

Una pellicola per ciascuno dei colori primari, in modo che essi, combinati tra loro, riproducano il più fedelmente possibile tutta la gamma di toni dell’originale.
Per fare questo è necessario scomporre, come nella sintesi sottrattivi, i colori dell’immagine originale nelle sue componenti di Cyan, Magenta, Giallo e Nero (dai nomi in inglese dei colori: CMYK).

L’immagine o più semplicemente l’intero elaborato grafico, vengono trasferiti ad una fotounità, apparecchiatura che impressionano una pellicola fotosensibile grazie ad un raggio laser.

L'immagine raffigura una Fotounità

Le pellicole retinate per la quadricromia vengono realizzate utilizzando inclinazioni di retino diverse per ogni colore, in modo da non sovrapporre (almeno teoricamente) gli inchiostri.

  • Cyan – 105°
  • Giallo – 90°
  • Magenta – 75°
  • Nero – 45°

Oltre ai colori primari è altresì possibile stampare con inchiostri diversi da quelli della quadricromia. Questi colori, tratti da campionari di riferimento, possono essere abbinati tra loro o al nero, e vengono utilizzati frequentemente quando si richiedono tonalità che la quadricromia non renderebbe fedeli. Sono i colori Pantone.

L'immagine raffigura un campionario di colori Pantone

Negli ultimi anni si svillupata la tecnologia Computer to Plate, meglio conosciuta come CTP.
Il CTP è una tecnologia usata per trasferire direttamente e senza l’utilizzo di pellicole, immagini sulle lastre.
Il CTP si usa anche per indicare la “stampante” che fisicamente trasferisce l’immagine digitale su una lastra predisposta.


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